5 motivi per cui puoi capire che la parabola di “Lazzaro e il ricco” non va interpretata alla lettera

La storia del «ricco e di Lazzaro» è raccontata da Gesù in Luca 16,19–31. Viene spesso citata dai cristiani come prova definitiva del fatto che, quando muoiono, le persone vanno direttamente in paradiso o all’inferno. Ma lo scopo di questa storia è quello di offrirci un’effettiva visione dell’aldilà, oppure ha uno scopo completamente diverso?

Ecco cinque motivi per cui possiamo capire che la storia del ricco e di Lazzaro non va presa alla lettera.

1. Fa parte di una serie di parabole. Il Merriam-Webster’s Collegiate Dictionary definisce “parabola” come “una storia fittizia, solitamente breve, che illustra un atteggiamento morale o un principio religioso”. La storia del ricco e di Lazzaro si trova alla fine di una serie di parabole piene di illustrazioni simboliche e non letterali (vedi Luca 15). Ad esempio, nella parabola della pecora smarrita, Gesù non sta certamente insegnando che i Suoi seguaci abbiano quattro zampe o mangino erba; è tutta una metafora per un punto spirituale più ampio.

2. Contiene una conversazione impossibile. La parabola descrive il ricco nell’«Ade» che parla direttamente a Lazzaro nel «seno di Abramo». Le persone in paradiso possono conversare con quelle all’inferno? Del resto, le persone in paradiso vedono davvero quelle che bruciano all’inferno? Non secondo Gesù, che descrive un «grande abisso» tra i salvati e i perduti (Luca 16:26).

3. Utilizza immagini simboliche chiare. Il ricco vuole che Abramo mandi Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescargli la lingua (versetto 24). Questo deve essere simbolico, perché non può assolutamente accadere fisicamente. Quanta acqua potrebbe passare attraverso le fiamme, e quale aiuto fornirebbe a qualcuno che soffre all’inferno?

4. Utilizza espressioni figurative. Le persone che sono morte con fede in Cristotrovano riposo nel seno letterale di Abramo? Quanto è grande il seno di Abramo? Deve trattarsi di un’espressione figurativa, poiché sappiamo che gli angeli raduneranno i santi alla seconda venuta di Cristo (vedi Matteo 24:30, 31).

5. Altrimenti sarebbe in contraddizione con il resto della Scrittura. Se questa storia fosse letterale, sarebbe difficile spiegare perché la Bibbia dice che «nella morte non c’è ricordo» (Salmo 6:5). Invece, coloro che muoiono dormono nella tomba in attesa della risurrezione (1 Tessalonicesi 4:15, 16). La Bibbia paragona la morte al sonno più di 50 volte. Vedi un esempio di Gesù in Giovanni 11:11–14.

Il vero messaggio di questa parabola spesso e purtroppo va perso perché le persone la usano per cercare di dimostrare qualcosa di cui Gesù non stava nemmeno parlando. Se vuoi conoscere il vero significato di questa parabola, dai un’occhiata alle nostre risorse qui sotto…

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