C’è qualcosa di male nel saltare e battere le mani in chiesa?
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Il culto è un argomento scottante che può scatenare accese discussioni. I membri possono nutrire sentimenti e opinioni molto forti su come condurre il culto, e la musica rappresenta una questione particolarmente delicata. Non dovremmo sorprenderci, poiché il culto sarà una questione centrale proprio prima della venuta di Cristo.
Credo che l’ammonimento dell’apostolo Paolo alla chiesa di Corinto riguardo alla condotta nel culto sia una solida linea guida per mantenerci sulla retta via. Il termine «decente» significa conformarsi agli standard di correttezza, buon gusto e moralità. Significa anche essere liberi dall’immodestia. Troppe chiese danno enfasi a un’«esperienza» di culto che è fortemente incentrata sull’emozione e rasenta il sensuale.
Le discussioni sull’adorazione mi ricordano come Dio ha creato il nostro cervello. Nei nostri lobi frontali si trovano le facoltà «superiori» della mente; questo è il centro morale che ci permette di compiere scelte sagge. È l’aspetto più tipicamente umano del nostro cervello rispetto a quello degli altri animali.
Poi ci sono le funzioni inferiori del nostro cervello, come il sistema limbico, che è guidato dalle emozioni. Alcune persone permettono a questa parte della mente di “guidare” le loro vite. Vivono seguendo i propri sentimenti piuttosto che usare il lobo frontale per orientare le loro scelte. Sebbene Dio ci abbia dato le emozioni, i sentimenti non guidati possono essere ingannevoli. Le emozioni dovrebbero essere subordinate al nostro pensiero morale, non il contrario.
In che modo questo si collega all’adorazione? Troppo spesso le funzioni religiose tendono a stimolare le funzioni cerebrali inferiori. Le persone finiscono per credere di adorare Dio solo se si “sentono” euforiche. È fuorviante. Sebbene io creda che dovremmo rendere gioiosi i nostri servizi, ciò che guida quella gioia non è la musica ad alto volume, le luci colorate, gli applausi e i salti… ma piuttosto un profondo apprezzamento per ciò che Dio ha fatto per noi nella vita di Gesù.
Paolo ci esorta a celebrare funzioni «decenti» e «ordinate». Queste parole riflettono le facoltà superiori della nostra mente. Quando le emozioni sono la forza dominante nell’adorazione, veniamo condotti verso un’esperienza che può rivelarsi falsa e fuorviante.