Una volta che si è stati salvati, è possibile perdere la salvezza? Parte 2

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Nel considerare gli aspetti errati della dottrina “una volta salvati, sempre salvati”, dovremmo ricordare che, mentre Gesù non ci abbandonerà mai, noi possiamo allontanarci da Lui. Il pericolo dell’insegnamento secondo cui, una volta salvati, non si può più perdersi, è che ci priva del nostro libero arbitrio. Siamo sempre liberi di scegliere se amare o rifiutare il Signore. Dio non ci priva della nostra libertà una volta che Lo abbiamo accettato. Notate questo esempio negli scritti dell’apostolo Paolo:

«Non sapete che coloro che corrono in una gara corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo tale da ottenerlo. E chiunque gareggia per il premio è temperante in ogni cosa. Ora, essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, ma noi per una corona incorruttibile. Perciò io corro così: non alla cieca. Combatto così: non come chi batte l’aria. Ma disciplino il mio corpo e lo riduco in soggezione, affinché, dopo aver predicato agli altri, io stesso non venga squalificato» (1 Corinzi 9:24–27).

Paolo stava dicendo che, pur essendo un apostolo di Gesù, avrebbe potuto perdere la sua salvezza. Ecco perché Gesù disse: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Matteo 7:21). Notate come alcuni rispondono: «Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetizzato nel tuo nome, scacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti prodigi nel tuo nome?” E allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi che praticate l’illegalità!” » (vv. 22, 23).

Coloro che vengono a Cristo e si uniscono alla chiesa non proseguono necessariamente sul cammino verso il cielo. Alcuni che confessano Gesù e compiono persino grandi opere nel nome di Cristo andranno perduti. Fare una professione di fede, del tipo: «Sono salvato», non garantisce un rapporto autentico e vivo con Gesù.