Modeste ambizioni
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Howard Hughes nacque a Humble, in Texas, la vigilia di Natale del 1905. Da giovane, però, le sue ambizioni erano tutt’altro che modeste. Voleva diventare uno dei più grandi produttori cinematografici, uno dei migliori aviatori e l’uomo più ricco del mondo — e riuscì a realizzare tutte e tre le cose! A partire dai suoi vent’anni, ha prodotto diversi film pluripremiati e ha frequentato una serie di star di Hollywood.
Come aviatore, stabilì diversi record di velocità su aerei che aveva contribuito a progettare. Contribuì inoltre alla progettazione e alla costruzione dell’idrovolante più grande del mondo, l’HL-4 Hercules, soprannominato “Spruce Goose” (anche se in realtà era costruito in betulla). Hughes divenne anche incredibilmente ricco. In diversi momenti della sua vita, possedeva un’azienda di utensili, uno studio cinematografico, un istituto di ricerca medica, casinò, vasti patrimoni immobiliari e hotel a Las Vegas, diverse compagnie aeree e un’azienda aeronautica.
Hughes conduceva una vita frenetica fino al 1946; durante un volo di prova su un prototipo, si schiantò e rischiò di morire. Durante la convalescenza, Howard Hughes sviluppò una dipendenza dagli antidolorifici. Col passare del tempo, il suo comportamento divenne sempre più instabile. Si trasformò in un eccentrico recluso: per un periodo di quattro mesi rimase nella sala buia di uno studio di proiezione, nutrendosi esclusivamente di barrette di cioccolato, pollo e latte, e guardando film in modo ossessivo.
Nel 1966, all’età di 60 anni, era l’uomo più ricco del mondo, ma viveva nella costante paura delle malattie contagiose. I suoi dipendenti dovevano lavarsi spesso le mani e indossare guanti bianchi. Usava fazzoletti di carta per afferrare gli oggetti e bruciava i propri vestiti, temendo di essere entrato in contatto con germi. Verso la fine della sua vita, si iniettava codeina ogni giorno.
La sua igiene peggiorò rapidamente: raramente faceva il bagno o si lavava i denti e lasciava che le unghie gli crescessero in modo grottesco. Il suo fisico, un tempo robusto e alto 6 piedi e 4 pollici, si ridusse a appena 90 libbre. Nel 1976, mentre era in volo verso un ospedale di Houston, morì per insufficienza renale. L’FBI insistette per prelevare le impronte digitali per confermare che quel pietoso relitto di uomo fosse davvero il leggendario Howard Hughes.
Nel Vangelo secondo Matteo, Gesù chiede cosa guadagni davvero un uomo se conquistasse il mondo intero ma perdesse la propria anima. La vita di Hughes è un triste promemoria del fatto che l’unico vero modo di vivere è morire a se stessi e seguire umilmente Cristo.